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Il mio blog

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Se ci è consentito, non avevamo dubbi sull'esito....

Posted on October 25, 2012 at 6:07 AM Comments comments (83)
MEDIAZIONE OBBLIGATORIA BYE BYE: LA SCURE DELLA CONSULTA!!! Corte Costituzionale , comunicato stampa 24.10.2012
La battaglia è finita e l'esito è netto in favore degli avvocati: la mediazione civile non sarà più obbligatoria. La Consulta ha accolto la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tar Lazio, con l'ordinanza di rinvio del 12 aprile 2011, riguardo in particolare all'obbligatorietà del procedimento di mediazione civile.  Questo quanto dichiara l'ufficio stampa della Corte:    La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Queste le prime reazioni a caldo:
  • il CNF sottolinea che la previsione del passaggio obbligatorio dalla mediazione, non solo rendeva difficoltoso l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini ma era una previsione anomala per un istituto che risulta più efficace se basato sulla reale volontà delle parti (leggi il comunicato stampa ufficiale);
  • Paola Severino, ministro della Giustizia, dichiara: "stavamo già ragionando sulla mediazione con gli avvocati, gli istituto funzionano nel tempo, con la pratica, e questo stava iniziando a funzionare. Rimane comunque quella facoltativa, vorrà dire che punteremo sugli incentivi";
  • Maurizio De Tilla, presidente di OUA, commenta così: "La Consulta dà ragione all'Oua e agli Ordini e alle associazioni forensi: l'obbligatorietà della mediazione è incostituzionale per eccesso di delega. Si blocca così il processo di privatizzazione della giustizia civile" (leggi tutto il comunicato stampa);
  • Lorenza Morello, presidente di Avvocati per la Mediazione, precisa: "E' stato bocciato il solo profilo legato all'obbligatorietà. [...] essendo la vera natura della mediazione la volontarietà, ed essendo venuta meno l'obbligatorietà oggi si apre un ciclo nuovo, uno stimolo per dimostrare a tutti quanto la mediazione sia 'lo strumento' per lo snellimento della giustizia";
  • Leonardo D'Urso, co-fondatore e amministratore delegato di ADR Center, precisa che la "bocciatura è fondata su un vizio di forma (eccesso di delega) e non sull'art. 24 o violazione degli altri articoli della Costituzione. Occorre aspettare le motivazioni che potrebbero confermare che il tentativo di mediazione obbligatoria non impedisce l'accesso alla giustizia";
  • Ester Perifano, segretario dell'Associazione Nazionale Forense, commenta scherzosamente: ''desidero rivolgere il mio affettuoso pensiero alla dott.ssa Iannini in Vespa, alla quale va il mio più sentito apprezzamento (sic!) per l'opera (im)meritoria svolta quando era capo dell'Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia'';
  • il Prof. Luigi Viola commenta: ‘’non bisogna farsi prendere da facili allarmismi o entusiasmi (a seconda dei punti di vista); si devono attendere le motivazioni della pronuncia perché: 1) se questa ha preso in esame il solo profilo dell’eccesso di delega ritenendolo assorbente, senza prendere posizione sulla compatibilità costituzionale con l’art. 24, allora la pronuncia è neutra, nel senso che si focalizza solo su un aspetto formale e non sostanziale; 2) se questa ha accolto la sola critica dell’eccesso di delega, rigettando le presunte censure sulla compatibilità costituzionale con l’art. 24, allora la pronuncia implicitamente conferma la bontà dell’istituto ed anche della sua obbligatorietà, così facendo emergere esclusivamente un vizio formale ed, anzi, rafforzandola nella sua sostanza. In entrambi i casi, l’obbligatorietà può essere ripristinata con un atto avente forza di legge e, addirittura nel secondo caso, di medesimo contenuto";
  • Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, comunque chiarisce: "L'impegno sul fronte della mediazione da parte del sistema camerale proseguira' anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale di oggi'' (vedi il comunicato stampa di Unioncamere e il video del Prof. Avv. Mario Tocci);
  • non si arrende nemmeno il Forum Nazionale dei Mediatori che nel proprio comunicato stampa annuncia una giornata di mobilitazione nazionale a Roma per andare in pressing su Parlamento e Governo affinché venga emanato un atto “riparatore”.
(Altalex, 24 ottobre 2012)

No al taglio degli stipendi

Posted on October 15, 2012 at 5:09 AM Comments comments (198)
Consulta: no a taglio stipendi magistrati e alti dirigenti Corte Costituzionale , sentenza 11.10.2012 n° 223
(ASCA) - Roma, 11 ott - Il taglio agli stipendi dei magistrati e alle retribuzioni dei dirigenti pubblici che superano i 90mila euro e' incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte costituzionale che con la sentenza 223/2012 boccia alcune norme contenute nella manovra correttiva varata dal governo Berlusconi con il dl del 31 maggio 2010 n. 78, intitolato 'Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitivita' economica'. La Consulta blocca l'articolo 9 del decreto che dispone che a decorrere dal primo gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 ''i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, previsti dai rispettivi ordinamenti, delle amministrazioni pubbliche, siano ridotti del 5% per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche' del 10% per la parte eccedente 150.000 euro''. La Consulta boccia analogamente il comma 22 sempre dell'articolo 9, dove viene disposto che ai magistrati non siano erogati, ''senza possibilita' di recupero, gli acconti degli anni 2011, 2012 e 2013 ed il conguaglio del triennio 2010-2012'' e che ''per il triennio 2013-2015 l'acconto spettante per il 2014 e' pari alla misura gia' prevista per l'anno 2010 e il conguaglio per l'anno 2015 viene determinato con riferimento agli anni 2009, 2010 e 2014''. A giudizio della Corte le disposizioni governative si pongono ''in evidente contrasto'' con gli articoli 3 e 53 della Costituzione, dove viene sancito come tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge e tutti siano tenuti a concorrere alla spesa pubblica in ragione della loro capacita' contributiva. Nella sentenza si legge inoltre che ''l'introduzione di una imposta speciale, sia pure transitoria ed eccezionale, in relazione soltanto ai redditi di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione viola, infatti, il principio della parita' di prelievo a parita' di presupposto d'imposta economicamente rilevante''.

La riforma forense in itinere

Posted on October 11, 2012 at 1:07 PM Comments comments (192)
RIFORMA FORENSE, OUA: BENE SUL DIVIETO DEI SOCI DI PURO CAPITALE, SULLE RISERVE DI CONSULENZA STRAGIUDIZIALE, POSITIVO INTERVENTO SULLE TARIFFE E SUI PREVENTIVINEGATIVA L’APPROVAZIONE DELL’EMENDAMENTO CHE CONSENTE IL LAVORO SUBORDINATO DEGLI AVVOCATIMAURIZIO DE TILLA, OUA: “IL PARLAMENTO STA CORREGGENDO UNA DEREGULATION COMINCIATA DA DIVERSI ANNI CHE DANNEGGIA I GIOVANI AVVOCATI E DEMOLISCE IL RUOLO DELL’AVVOCATURA. IL PASSAGGIO SUCCESSIVO È UN INTERVENTO SERIO E RIGOROSO SULL’ACCESSO CON L’INTRODUZIONE DEL NUMERO PROGRAMMATO” Prosegue l’iter di approvazione alla Camera della riforma dell’ordinamento forense. Dopo i lavori di ieri, il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, Maurizio de Tilla, ha espresso un giudizio complessivamente positivo sull’approvazione degli emendamenti al testo in aula: «Eppur si muove: la riforma forense, tra luci e ombre, prosegue il suo iter e si interviene finalmente su molti degli elementi critici introdotti in questi anni dai diversi Governi che hanno guidato il Paese, tutti sull’onda lunga del pensiero unico della di deregulation e delle liberalizzazioni selvagge. L’eccellente lavoro dei parlamentari ha portato a modificare diverse norme, inadeguate e sbagliate, che mortificavano il ruolo costituzionale dell’avvocatura, danneggiavano i giovani avvocati e che non restituivano competitività alla professione». «Mi riferisco, per esempio – continua – alla presenza dei soci puro capitale negli studi legali, un provvedimento che avrebbe consentito monumentali conflitti di interesse e la fine dell’autonomia professionale dell’avvocato. Ma anche all’eliminazione dell’irrealizzabile previsione di un preventivo obbligatorio per il cliente: una trovata demagogica a uso e consumo dei media e sicura causa di un ulteriore aumento del contenzioso tra avvocato e cliente. La Commissione Giustizia prima e l’aula in seguito ha definito con chiarezza, infine, il nodo dei compensi e quello sulla consulenza esclusiva stragiudiziale. Rimane il giudizio negativo sulla possibilità di lavoro subordinato per i collaboratori degli avvocati». «La riforma – conclude de Tilla - non può avere alcuna incidenza sull’inflazione dell’albo degli avvocati (230 mila iscritti) se non con la introduzione del numero programmato all’università». (OUA, comunicato stampa 10 ottobre 2012)